I bambini, fino all’età di 3-4, anni scendono in vasca con la mamma: una figura essenziale che li accompagna alla scoperta del mondo; ne conosce abitudini, interessi e problematiche, li stimola e li a rassicura meglio di chiunque altro. Per loro è indispensabile, ed estremamente gratificante, vivere insieme a lei questa nuova esperienza.

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L’acquaticità è un momento di gioco per entrambi e può costituire un rifugio in cui, liberi dal lavoro, dagli impegni e…. da tutto il resto, la mamma, o il papà, possono concentrarsi solo sul proprio figlio.

L’approccio con l’acqua rappresenta una delle prime prove impegnative della vita del bambino: staccarsi dalle figure familiari ed affrontare un ambiente nuovo, vincere la paura dell’acqua, sono compiti impegnativi per i quali l’aiuto della mamma è determinante. 

Qualche volta chiede di essere sostituita da un istruttore: perché non si sente sicura e teme di non essere all’altezza o perché essa stessa ha problemi con l’acqua; o, più semplicemente, perché non vuole “bagnarsi”. Si può fare…. ma non è la stessa cosa!

Il ruolo dell’insegnante

L’insegnante naturalmente affianca la mamma; è un esperto, affettuoso e disponibile, che suggerisce cosa fare e perché: la rassicura, la stimola e la frena. Conosce le tecniche del nuoto ma ovviamente, a questa età, non le insegna ai bambini; aiuta i genitori nella costruzione di quei presupposti: emotivi, percettivi e motori, che consentiranno loro, qualche anno più tardi, di apprenderle.

Ricorda loro che il protagonista è il bambino e che le loro ambizioni passano in secondo piano. Si informa sulle sue abitudini, sul carattere, sulle reazioni,  poi si inserisce gradualmente, “quasi in punta dei piedi”,  nel rapporto con la mamma e lo prepara a staccarsi da lei per provare nuove esperienze, anche con altri compagni di giochi. Costruisce un “ponte” con gli altri bambini del gruppo creando situazioni giocose comuni. 

Si interessa anche ai problemi pratici: trovare un orario giusto, individuare luoghi, tempi e mezzi migliori, superare le piccole difficoltà

I risultati

I risultati di un percorso di acquaticità  non si misurano attraverso una valutazione tecnica, come in un corso di nuoto; è facile però verificarli: la gioia di stare in vasca, la disinvoltura ed il piacere con cui si tuffano e si spostano sopra e sotto l’acqua,  il feeling con l’ambiente subacqueo, sono traguardi apprezzabili oggettivamente. E’ ovvio, però, che se le aspettative sono altre possono apparire modesti, addirittura deludenti. Un bambino così piccolo non può “imparare a nuotare”, non è pronto biologicamente; con questa attività, però, migliorerà la sua salute, stimolerà il suo sviluppo fisico e psichico ed acquisterà una dimestichezza con l’acqua che manterrà per tutta la vita….e …non ci sembra poco.

L’equipaggiamento e l’alimentazione

I più piccini dovranno indossare i costumini contenitivi, mentre non è necessaria  la cuffia. Quindi: ciabattine, costume ed un  grande asciugamano per avvolgerli quando escono dall’acqua.

E’ importante prestare attenzione all’alimentazione; l’ultimo pasto di una certa consistenza andrebbe consumato almeno 3 ore prima della lezione,  evitando cibi che comportano una digestione laboriosa. In bambini particolarmente sensibili l’esperienza, impegnativa, ed una digestione incompleta dovuta a cibi “pesanti”, possono causare  fenomeni di rigurgito spiacevoli per i bambini e che  portano alla chiusura temporanea della piscina.