L’ultima parte dell’ambientamento
Il galleggiamento e lo scivolamento sul dorso



Lo scivolamento autonomo

L’allievo esegue poi lo scivolamento da solo, spingendosi dal bordo in direzione dell’Istruttore; anche questa  azione avviene in tre fasi abbastanza ben distinte.

La propulsione di gambe

La battuta di gambe rappresenta la prima modalità per avanzare nell’acqua. La “gambata” a Dorso viene inserita molto presto, quasi contestualmente allo scivolamento, è infatti indispensabile per evitare l’affondamento delle gambe e dei piedi. Quella a Crawl, invece, è introdotta dopo un periodo abbastanza lungo di esercizi di scivolamento sul petto, che creano le migliori condizioni per il suo inserimento: incrementano il rilassamento, migliorano l’assetto e rendono più efficace il colpo di gambe. 

La battuta di gambe a Crawl

La battuta di gambe sul petto viene proposta quando l’allievo esegue abbastanza correttamente lo scivolamento prono. Inizia con la dimostrazione dell’Istruttore, ripetuta più volte di fronte ai bambini schierati lungo il bordo, accompagnata da una breve spiegazione, che evidenzia solamente gli elementi essenziali.

Segue l’esecuzione dell’allievo, che avviene prima “a comando” (esercizio di “accensione del motore”), poi autonomamente.

Il primo, semplice, esercizio per introdurre il colpo di gambe a Crawl (“l’accensione del motore”) è il seguente: l’Istruttore è in acqua, l’allievo si spinge dal bordo e, in scivolamento si dirige verso di lui. Quando lo raggiunge, con un leggero tocco sulla testa, gli dà il segnale per iniziare a battere di gambe (“accende il motore”).

Successivamente l’inizio della battuta di gambe è deciso autonomamente dall’allievo.



La battuta di gambe viene effettuata in apnea; l’allievo, deve concentrarsi soprattutto sull’avanzamento del corpo (e non su come “muovere le gambe”) e le correzioni dell’Istruttore avvengono per lo più manualmente

E’ da evitare l’uso della tavoletta, soprattutto per correggere un colpo di gambe meccanico, inefficace, o comunque errato. Quasi sempre i difetti di gambata sono causati dalla rigidità e l’uso della tavoletta accentua il problema.

Le correzioni

La battuta di gambe a Crawl si corregge nell’ordine:

  • «Aggiustando» la posizione del capo (sia  manualmente, che variando la direzione dello sguardo)
  • «Toccando e scuotendo» l’allievo, cercando così di migliorare il rilassamento e la posizione del corpo
  • Contrastando direttamente con il tocco delle mani l’eccessivo affondamento, o la fuoriuscita dei piedi 
  • Chiedendo all’allievo di concentrarsi sull’effetto “frusta” generato dai piedi che entrano ed escono dall’acqua, ed invitandolo a percepire l’avanzamento del corpo
  • Evitando complesse spiegazioni “verbali” (sono inutili)

La cosa più importante, comunque, è che l’allievo, nell’esecuzione del colpo di gambe, si sforzi di percepire il proprio avanzamento e cechi di modificare il movimento della gambata per migliorarlo.

La battuta di gambe a Dorso 

La battuta di gambe sul dorso  è indispensabile per contrastare l’affondamento dei piedi, quindi, a differenza di quella sul petto, viene inserita subito dopo lo scivolamento. Non presenta particolari difficoltà, a patto che sia ben dimostrata e soprattutto ben spiegata. L’errore più frequente è quello di proporla chiedendo semplicemente ai bambini di “battere le gambe”. Deve essere invece sollecitata un’azione più finalizzata, che produca un effetto concreto comprensibile e verificabile dagli allievi.

L’avanzamento del corpo si ottiene con una battuta di gambe caratterizzata da una flessione abbastanza accentuata della gamba e dalla successiva, completa, estensione verso l’alto: un vero e proprio calcio diretto verso la superficie dell’acqua. Un calcio potente che termina con la distensione della gamba, mantenendo ginocchia e piedi immersi, senza rompere la superficie dell’acqua. 

Si tratta di un’azione che, se ben eseguita, produce un effetto caratteristico: “fa bollire” l’acqua sopra i piedi senza creare schizzi. Dopo che l’Istruttore ha mostrato il movimento agli allievi, li invita a battere le gambe concentrandosi “sull’acqua che bolle”. Se verrà chiesto loro di realizzare questa precisa azione, e potranno verificarne il risultato, l’apprendimento sarà rapido e corretto. 

Durante l’esecuzione del colpo di gambe l’attenzione dell’allievo dovrà essere diretta sull’effetto che il movimento deve generare: … far bollire l’acqua sopra i piedi, senza fare schizzi…. Si renderà conto allora, contestualmente, che se ottiene questo effetto (“l’acqua che bolle”), anche  l’avanzamento è assicurato.

L’Istruttore, in acqua, aiuta l’allievo ad impostare il movimento e corregge gli errori; verifica in particolare che  piedi e ginocchia non rompano la superficie dall’acqua,  “toccandoli” con le mani se fuoriescono. Controlla anche la posizione del capo, naturalmente appoggiato sulla superficie all’acqua e con lo sguardo rivolto al soffitto, ed il rilassamento del collo e delle spalle (abbassate); verifica, infine, che la respirazione venga effettuata prevalentemente con la bocca. 

La competenza respiratoria

Nel processo di apprendimento del Crawl devono essere acquisiti correttamente i meccanismi  respiratori: le apnee, indispensabili per la costruzione della propulsione, e la dinamica espirazione/inspirazione, fondamentale per l’inserimento della respirazione all’interno della nuotata.

Colpo di gambe e bracciata vengono effettuati in apnea; il gesto è più facile e di migliore qualità se l’allievo trattiene il respiro; l’apnea, inoltre, migliora il galleggiamento e consente  spostamenti più lunghi. 

Per apprendere la nuotata completa, però, è indispensabile saper respirare adeguatamente.

La competenza respiratoria necessaria all’apprendimento del Crawl consiste allora nel padroneggiare i due aspetti:

  • Il mantenimento dell’apnea
  • L’esecuzione corretta degli scambi respiratori

L’errore più comune è quello di non lavorare a sufficienza, specialmente nei corsi iniziali, sugli scambi respiratori. L’attenzione dell’Istruttore è diretta sui compiti immediati, essenziali per l’acquisizione del I livello (galleggiamento, scivolamento, propulsione di gambe: tutti esercizi eseguiti in apnea), così, in genere, dedica un tempo insufficiente alla respirazione. Quando però la stessa viene inserita all’interno delle azioni propulsive, l’abitudine all’apnea rappresenta un handicap; abituato per lunghi mesi a galleggiare, scivolare, avanzare, trattenendo il respiro, l’allievo incontra molte difficoltà. E’ allora buona norma, sin dall’inizio, lavorare parallelamente sull’apnea, utilizzata per i fondamentali della propulsione (galleggiamento, scivolamento, gambata ecc..), e sugli esercizi respiratori, eseguiti separatamente in apposite esercitazioni al bordo. 

L’educazione respiratoria

Il processo di apprendimento della respirazione in acqua si sviluppa lentamente: passa attraverso una prima fase, volontaria e consapevole, che si trasforma in automatismo con un elevato numero di ripetizioni. Si tratta di un percorso molto lungo, la piena disponibilità dell’automatismo,  necessaria per l’inserimento della respirazione nelle nuotate, raramente si ottiene prima di  5/6 mesi e le differenze individuali sono significative. 

Il tempo inspiratorio (prendere aria) è  circa 1/3 rispetto a quello espiratorio (soffiare). L’inspirazione, pertanto, deve essere “leggera”, per non riempire eccessivamente i polmoni, e l’espirazione abbondante e forzata, per vincere la resistenza dell’acqua e consentire il loro totale svuotamento. Inspirazione ed espirazione vengono effettuate  solamente con la bocca. 

In questa costruzione il ritmo respiratorio rappresenta l’obiettivo più importante; si tratta di un’azione complessa che armonizza espirazione ed inspirazione e che richiede lunghi mesi di pratica. Oltre ad essere appreso, infatti, deve essere pienamente automatizzato, poiché solo con la sua completa automatizzazione la respirazione può essere inserita correttamente all’interno dei movimenti propulsivi.

L’elemento più problematico della meccanica respiratoria è quasi sempre l’espirazione, a volte insufficiente, o effettuata fuori dell’acqua, o con il naso. A causa di questi errori l’allievo si trova in carenza di ossigeno e reagisce istintivamente forzando ancor più l’inspirazione. Inspirare senza aver adeguatamente svuotato i polmoni, però, è praticamente impossibile, e l’allievo è costretto ad  interrompere la sua azione.