Le tappe dell’ambientamento

Pur trattandosi di un unico processo l’ambientamento si sviluppa in tre tappe:
L’ambientamento giocoso
L’ambientamento consapevole
La costruzione dei preliminari tecnici

I tappa: L’ambientamento Giocoso

La piscina si trasforma in un “parco acquatico” nel quale, giocando, i bambini si ambientano naturalmente: gli adattamenti avvengono automaticamente attraverso i giochi proposti dall’Insegnante; in questa fase non vengono richiesti particolari apprendimenti tecnici.

La  durata di questo primo stadio dell’ambientamento è variabile: dipende da età e attitudine dei bambini e dal livello di feeling con l’acqua. La scelta dei giochi  è mirata ad alcuni obiettivi specifici, come gli spostamenti in superficie con le mani in appoggio sul bordo, l’immersione completa, l’apertura della bocca e degli occhi e le  respirazioni; per conseguire questi obiettivi vengono utilizzati più giochi 

Gli  interventi individuali sono minimi: le esercitazioni coinvolgono contemporaneamente  tutti i bambini e sono caratterizzate da pause brevi, con la “quantità” che prevale sulla “qualità”. Il coinvolgimento emotivo è elevato, spiegazioni  e  correzioni sono minime.

II tappa: l’ambientamento consapevole

La seconda fase ha obiettivi specifici di natura più tecnica: si ricercano soprattutto la distensione ed il rilassamento consapevole del corpo, il galleggiamento prono con un leggero appoggio al bordo, o con il sostegno dell’Insegnante, un primo controllo della respirazione acquatica e l’esplorazione attiva dell’ambiente subacqueo. Si realizza con  giochi ed esercizi più finalizzati, accompagnati da manipolazioni da parte dell’insegnante, che con scuotimenti leggeri e tocchi, aiuta i bambini a rilassarsi ed a distendersi. L’obiettivo più importante di questa seconda fase è un buon rilassamento. 

Gli esercizi sono svolti contemporaneamente da tutto il gruppo, ma vengono corretti individualmente. Sono ricercate: 

  • La corretta posizione del capo, immerso e naturalmente appoggiato sull’acqua. 
  • La distensione del corpo, delle braccia e delle gambe ed una generale e consapevole condizione di rilassamento.
  • L’esecuzione ritmica degli scambi respiratori, con particolare attenzione all’espirazione subacquea, effettuata con la bocca semi-aperta e le labbra morbide.

In questa fase la qualità “tecnica” dei movimenti e delle posture diventa più importante della quantità di esercizi, che comunque deve essere mantenuta elevata ed accompagnata da un elevato dinamismo, per non annoiare i bambini. Le correzioni consistono prevalentemente in aggiustamenti manuali (manipolazioni), accompagnate da brevi suggerimenti.

E’ fondamentale continuare con la costruzione di una sub-acquaticità attiva, intesa come controllo cosciente dell’ambiente subacqueo: con spostamenti e riemersioni nelle varie direttrici. Continuano anche i tuffi: numerosi e variati. 

Un errore da evitare è ricercare il galleggiamento senza prima avere realizzato  una sufficiente esperienza subacquea. Resta infatti nel bambino un livello di tensione che ostacola il processo di ambientamento, il galleggiamento ed il successivo apprendimento tecnico.

Dal gioco libero al controllo dei movimenti e delle posture  

Il passaggio dall’ambientamento giocoso a quello consapevole inizia quando il bambino è in grado di assumere la posizione fondamentale, con il capo immerso, il corpo ben disteso in posizione prona, le gambe unite ed i talloni in emersione. Termina invece con l’esecuzione dell’esercizio fondamentale e l’acquisizione di una prima forma di competenza respiratoria

La competenza respiratoria si esprime sia nella capacità di mantenere abbastanza a lungo l’apnea, sia nel gestire gli scambi respiratori negli esercizi al bordo che prevedono questa azione.

I giochi cambiano; non sono più finalizzati al solo adattamento all’acqua, ma anche all’assunzione di posture corrette: inizialmente sul petto, poi anche sul dorso. L’allievo acquisisce il galleggiamento e ne prende coscienza.. In questa fase è fondamentale realizzare una condizione di  rilassamento e a tal fine sono molto utili le manipolazioni dell’istruttore: il tocco, lo scuotimento, l’allungamento passivo. Abbinate a dei suggerimenti, semplici e concreti, queste azioni aiutano il bambino a percepire il proprio corpo, a correggere la postura ed a migliorare l’equilibrio in acqua.  

Gli esercizi di ambientamento utilizzati nel periodo precedente, quello completamente giocoso, fondamentali per il primo approccio con l’acqua vengono abbandonati,  salvo qualche gioco più divertente con fini motivanti. 

Anche in questa seconda fase gli esercizi sono collettivi, l’Istruttore, però, in acqua insieme ai bambini, interviene individualmente con le manipolazioni per aiutarli ad assumere le posture corrette, a perfezionare l’esecuzione, a regolare la respirazione ed a rilassarsi. 

La tappa è abbastanza breve (se il lavoro precedente, giocoso, è stato ben svolto) e si conclude con il corretto apprendimento dell’esercizio fondamentale, che testimonia il raggiungimento dei presupposti indispensabili per la terza fase  dell’ambientamento: la costruzione dei preliminari tecnici. 

L’esercizio fondamentale

Descrizione dell’esercizio:

  • Preparazione: l’allievo batte le  gambe nella posizione di corpo disteso, capo emerso, braccia allungate, mani in appoggio leggero sul bordo. 
  • Esecuzione: al comando dell’Istruttore, inspira profondamente, immerge il capo e ferma le gambe, assumendo e mantenendo per qualche secondo (4-5) la posizione di galleggiamento prono (con capo immerso, braccia distese, corpo rilassato, talloni semi-emersi).

Nelle prime esecuzioni l’istruttore comanda e controlla da fuori, poi, in acqua con loro, aiuta gli allievi, uno alla volta, ad assumere correttamente la posizione fondamentale mentre  eseguono l’esercizio. 

“Le bollicine”

“Le bollicine” (le respirazioni a candela)  talvolta sono oggetto di discussione con i genitori, che faticano a percepirne l’importanza. Nel Nuoto  la respirazione è invertita, forzata, ed “obbligata”: condizionata cioè dalle azioni propulsive di braccia e gambe e dai movimenti del tronco e del capo. Le respirazioni a candela sono fondamentali per costruire questi requisiti, ed in particolare il ritmo respiratorio, che prevede un lungo tempo espiratorio ed uno breve inspiratorio (il rapporto è 3:1). “Le bollicine” al bordo servono a costruire e stabilizzare questo nuovo automatismo respiratorio “acquatico”, che verrà poi inserito all’interno delle nuotate. Solo con un lavoro paziente, che inizia dalla prima lezione e continua molto s lungo, si può ottenere questo risultato. Se la respirazione al bordo non viene correttamente appresa, e soprattutto ben automatizzata, insegnare la nuotata completa a Crawl diventa un compito difficilissimo, quasi impossibile. 

III fase: la costruzione dei preliminari tecnici

I preliminari tecnici consistono in alcune semplici abilità natatorie di base sulle quali poi verranno costruite le nuotate vere e proprie: sono  il galleggiamento e lo scivolamento: sul petto e sul dorso, la battuta di gambe,  le respirazioni “a candela”. A queste si aggiunge un miglioramento costante della sub acquaticità.

Si parte dal galleggiamento autonomo, con l’insegnante che stacca il bambino dal bordo in posizione prona e gli fa percepire il galleggiamento senza appoggi.

Si continua poi con lo scivolamento, prima effettuato con l’aiuto dell’Insegnante, poi autonomo, con l’allievo che si spinge dal bordo da solo.

L’allievo si spinge dal bordo in direzione dell’Istruttore; con un’azione che si sviluppa azione avviene in tre fasi abbastanza ben distinte.

  • L’appoggio il capo sull’acqua, con flessione in dietro
  • Il distacco delle mani, che si portano lungo i fianchi
  • La spinta dalla parete con una distensione morbida delle gambe e lo scivolamento fino all’Istruttore