Il primo corso è dedicato sostanzialmente all’ambientamento: un processo abbastanza lungo che consente ai bambini di familiarizzarsi con l’acqua, di conquistare una prima forma di autonomia e di appassionarsi al Nuoto. Il principiante acquisisce la capacità di immergersi,  tuffarsi, galleggiare e  spostarsi in superficie, sul petto e sul dorso. 

Il corso termina con l’assegnazione del I brevetto: l’Avviamento secondo (A2)

L’ambiente acquatico: i problemi

L’uomo si è formato attraverso l’evoluzione per affrontare le esigenze del mondo terrestre, molto diverso dall’ambiente acquatico. L’acqua ha una maggiore densità rispetto all’aria; in acqua l’equilibrio è precario; la propulsione si effettua prevalentemente con le braccia (invece che con le gambe come sulla terraferma), e la respirazione, innaturale e difficile, richiede un lungo adattamento.

Il principiante, in questo ambiente inusuale, viene investito da una grande quantità di sensazioni completamente nuove e privato dei segnali abituali e rassicuranti della terraferma; spesso è anche impaurito. Non riesce a controllare adeguatamente i propri movimenti, così i gesti del nuoto, facili da eseguire sulla “terraferma”, una volta che il corpo è immerso, diventano complicati e  difficili da realizzare. Piano piano però familiarizza con le sensazioni acquatiche, conquista un nuovo equilibrio, apprende una  nuova respirazione e….impara a nuotare. 

L’ambientamento è dunque qualcosa di più del semplice superamento del fastidio e della paura dell’acqua, rappresenta un processo complesso indispensabile per apprenderne le tecniche del nuoto ed appassionarsi all’acqua. 

Quale ambientamento?

L’ambientamento ha durata molto variabile e dipende da età, frequenza ed attitudine dei bambini. Permette, sostanzialmente, di sviluppare i presupposti “acquatici” necessari per imparare a nuotare: un nuovo equilibrio, una nuova respirazione e nuove forme di propulsione. 

L’equilibrio in acqua viene acquisto con estrema facilità: è sufficiente infatti che l’allievo  si immerga e si sposti in questo ambiente per svilupparlo; più numerosi e variati sono i contatti con  l’acqua, più rapidamente viene conquistato. Il tutto avviene  in maniera naturale e spontanea, attraverso i giochi e gli esercizi (divertenti) proposti dall’Istruttore,  senza alcun impegno consapevole. 

La costruzione di una respirazione specifica per l’acqua, da inserire nei movimenti propulsivi delle varie nuotate,  rappresenta invece un problema più complesso, forse il più difficile. Sulla terraferma inspirazione ed espirazione avvengono automaticamente e spontaneamente, senza doverci pensare; in acqua, invece, devono essere apprese in forma cosciente, per poi venir trasformate gradualmente in un automatismo. E’ una respirazione molto diversa rispetto a quella utilizzata sulla terraferma; si effettua  con la bocca (invece che con il naso); l’espirazione ha una durata più lunga rispetto all’inspirazione e deve essere effettuata sott’acqua, e con molta forza, per vincerne la resistenza. Non è facile cambiare un meccanismo così consolidato e attivo sin dalla nascita. Questo spiega  perché le viene prestata così tanta attenzione e dovrebbe aiutare bambini e genitori a sopportare pazientemente alcuni esercizi noiosi (“le bollicine”, ad esempio).

Anche la propulsione risente della diversità dell’ambiente acquatico; il ruolo di  gambe e  braccia si inverte:   il corpo avanza prevalentemente grazie al movimento delle braccia, mentre la battuta di gambe serve a mantenere l’equilibrio ed a migliorare il galleggiamento. Raramente il contributo del colpo di gambe nell’avanzamento arriva al 20% del totale; fa eccezione la Rana, nella quale le gambe assumono un ruolo dominante (oltre il 50%).

L’equilibrio instabile,  il senso di avvolgimento dell’acqua, il fluire simultaneo di un grande numero di nuove sensazioni, spiegano anche il timore iniziale, ed a volte l’avversità, per questo ambiente, che in genere, però, spariscono dopo i primi contatti, a meno che non sia presente e radicata una paura vera e propria.

I tipi di ambientamento

L’ambientamento è processo unico che si sviluppa però su tre piani:

  • Sensoriale,  inteso come adattamento generale all’acqua e, più specificamente, come eliminazione del fastidio provocato dal contatto con il corpo (particolarmente con il volto)
  • Psicologico, finalizzato al superamento della paura 
  • Motorio, indirizzato all’acquisizione di una serie di semplici abilità acquatiche  sulle quali costruire successivamente le tecniche 

Gli obiettivi dell’ambientamento sono i medesimi per grandi e piccini  e precisamente:

  • Il superamento della paura e del fastidio dell’acqua, che si trasformano in sensazione di piacere e benessere 
  • La sub-acquaticità, intesa come conquista e controllo della motricità subacquea
  • Il rilassamento, una nuova respirazione e la costruzione dei preliminari tecnici

Cambiano, ovviamente, mezzi,  tempi  e tappe per raggiungerli;  i più piccolini passano attraverso un periodo iniziale abbastanza lungo basato su giochi ed esercizi divertenti; con i più grandi, invece, l’ambientamento  avviene contestualmente alla costruzione del percorso tecnico.

I tappa - L’ambientamento giocoso. Si tratta di un adattamento generale all’acqua realizzato sotto forma di gioco senza particolare finalizzazione tecnica. Si basa su giochi vari ed esercizi divertenti.
II tappa – L’Ambientamento consapevole. Consiste nel rilassamento, nella distensione e nel controllo elementare della respirazione.
Si basa su esercizi specifici finalizzati al miglioramento di questi elementi e viene effettuato con l’aiuto dell’Istruttore, che interviene attivamente con tocchi e manipolazioni
III tappa – La costruzione dei preliminari tecnici. Cioè di alcune semplici abilità natatorie sulle quali poi verranno costruite le nuotate vere e proprie,. Sono il galleggiamento e lo scivolamento: sul petto e sul dorso, la battuta di gambe, le respirazioni “a candela”. A queste si aggiunge un miglioramento costante della sub acquaticità.

La sub-acquaticità

Una conquista fondamentale, per i principianti: grandi e piccini, è la “sub-acquaticità”, intesa come capacità di immergersi e di spostarsi con disinvoltura sott’acqua, e ricavare piacere da questa esperienza. 

L‘obiettivo principale, infatti, almeno inizialmente, non è far “galleggiare” i bambini; un galleggiamento sicuro, orizzontale e verticale, nasce ed è successivo ad un pieno controllo dell’ambiente subacqueo. Ricercare il galleggiamento, anche con supporti didattici (braccioli, tubi),  senza avere sviluppato una sufficiente esperienza subacquea, lascia in loro un livello di tensione e di rigidità che ostacola successivamente l’apprendimento. 

La sub-acquaticità  si acquisisce con giochi ed esercizi, prima in appoggio al bordo, poi senza appoggi: immersioni complete, spostamenti subacquei e riemersioni nelle varie direzioni, con l’aiuto dell’Insegnante e poi senza. Anche gli esercizi respiratori associati all’immersione contribuiscono alla sub-acquaticità ed a creare una condizione di rilassamento e di benessere (un  esempio sono “le  bollicine”).

Le prime immersioni profonde vengono eseguite insieme all’insegnante e/o con il suo aiuto, poi da soli: ovviamente sotto il suo occhio vigile.

I tuffi

Un ruolo importante nell’ambientamento è svolto dai tuffi, attraverso i quali i bambini   familiarizzano con l’acqua e sviluppano la sub-acquaticità; tuffandosi infatti sprofondano, si orientano sott’acqua, si spostano e poi riemergono autonomamente: obiettivi che si raggiungono gradualmente, e che vanno ricercati con tenacia. 

I tuffi in genere piacciono ai bambini, ma non vengono affrontati da tutti con lo stesso entusiasmo; occorre pertanto una certa attenzione, specialmente con i più “paurosi”, che, almeno inizialmente, vengono assistiti dall’Istruttore: dall’ingresso in acqua alla riemersione. Per semplificare il tuffo possono essere anche  utilizzati scivoli, o tappetoni da piscina bagnati in posizione inclinata.

La parte subacquea del tuffo è la più proficua per l’adattamento alla profondità. Inizialmente i bambini si affrettano a tornare in superficie, poi le azioni subacquee vengono pianificate in maniera più organizzata e finalizzata per raggiungere determinati punti di arrivo (oggetti, insegnante, bordo, ecc..). Gradualmente, infine, passano dal semplice  tuffo “a pennello” a tuffi più elaborati, variati e divertenti.

I tuffi migliorano l’ambientamento, accrescono il coraggio e la determinazione dei bambini e li aiutano a costruire la sub-acquaticità.