Ci sono bambini biondi, bruni, alti, bassi, magri, grassi; alcuni portati per la matematica, altri per la lettura, la musica … e così via. Queste differenze, dipendenti in gran misura dai loro geni, sono accettate serenamente dai genitori. Altre, anche di minore importanza, qualche volta li mettono invece “in crisi”; spesso, ad esempio, non si rassegnano al fatto che il figlio non sia bravo, o veloce come gli altri, nell’imparare a nuotare.
La rapidità dell’apprendimento è legata a molte componenti: l’età, il livello di maturazione fisica e psicologica, le esperienze realizzate, le attitudini ed il carattere. Alcuni bambini, ad esempio, apparentemente meno dotati perché più lenti, sono solo più riflessivi; hanno bisogno di maggior tempo per assimilare le nozioni, che però talvolta vengono apprese meglio.
Per quanto riguarda il nuoto, inoltre, la paura dell’acqua copre spesso le reali attitudini di un bambino che, fino a che non la elimina e si rilassa pienamente, progredisce con difficoltà.
Altre volte la rapidità dell’apprendimento va a scapito della qualità; non è detto che chi impara per primo a galleggiare, o a percorrere l’intera vasca, alla fine sia più bravo degli altri: anche se non è da escludere.
Tutti possono imparare a nuotare dignitosamente: purché siano motivati e seguiti da istruttori tecnicamente capaci e ed abili nel rendere gradevole l’attività. Quello che nessuno può prevedere sono i tempi individuali di apprendimento, dipendenti da così tante variabili. Tra queste, naturalmente, la qualità dell’insegnamento è importante, forse decisiva; un buon istruttore accelera i tempi ed esalta le qualità dei suoi allievi.
Anche l’atteggiamento dei genitori ha la sua importanza; ai bambini servono approvazione e sostegno emotivo, anche, anzi soprattutto, quando non riescono. E’ fondamentale, nascondere la propria delusione e trasformare la critica per l’insuccesso, o il rimprovero, in parole di rassicurazione ed incoraggiamento

Le domande più frequenti

Quanto tempo occorre ad un bambino per imparare a nuotare?

Mediamente, per acquisire la tecnica di base delle nuotate a Stile libero e Dorso, occorrono almeno 3 corsi, praticamente un anno di attività con il modulo bisettimanale, e un po’ più di tempo con quello mono-settimanale. Il completamento del percorso tecnico, che prevede il perfezionamento accurato di queste nuotate e l’apprendimento della Rana, richiede almeno un altro anno. I bambini piccoli (prima dei 6/7 anni) normalmente impiegano più tempo. Ovviamente attitudini e motivazione hanno un’influenza determinante sulla durata dell’apprendimento.

E’ meglio una frequenza mono-settimanale o bi-settimanale?

Un corso bi-settimanale garantisce un apprendimento più rapido e più efficace, non sempre però le famiglie possono dedicare al nuoto due giorni a settimana. i corsi mono-settimanali sono stati istituiti proprio per andare incontro ai problemi di bambini, che tra Scuola, Dottrina, Inglese, altri sport, o attività artistiche, hanno sempre meno tempo a disposizione, ma che non vogliono rinunciare ad un obiettivo così importante come imparare a nuotare.
Anche un corso mono-settimanale, comunque, garantisce l’apprendimento del nuoto: occorre solamente un po’ più di tempo (da un anno e mezzo a due anni per completare il percorso di base) e, probabilmente, la tecnica non sarà così raffinata come nel bisettimanale, ma sempre più che sufficiente ad affrontare l’acqua con sicurezza.
Per i più piccini (fino ai 4 anni), che non possono e non devono apprendere le tecniche di Nuoto, ma sviluppare l’acquaticità di base, è ideale il modulo mono-settimanale.
Per chi desidera fare del nuoto uno sport continuativo, magari con qualche gara, ma senza lo stress agonistico, è indicato il modulo tri-settimanale, tipico dei “gruppi sportivi”.
La scelta dei moduli dipende in sostanza dalla disponibilità di tempo di bambini e genitori e dagli obiettivi che si intendono raggiungere, con la consapevolezza, però, che in ogni caso si potranno ottenere risultati soddisfacenti.
Sono poi importanti la frequenza alle lezioni (assidua) e la continuità (frequentare i corsi consecutivamente, senza interrompere l’attività per lunghi periodi); le interruzioni fanno perdere abbastanza in fretta gran parte di ciò che è stato appreso: almeno fino a che il precorso non è stato completato.