Frequenza e durata delle sedute

Una seduta settimanale è sufficiente. Con i neonati le prime volte il tempo è ridotto (15/20 minuti, con 31/32° di temperatura dell’acqua,): successivamente, si può arrivare tranquillamente a 30-40’. La durata della lezione dipende dalla temperatura dell’acqua e dalla sensibilità del bambino, che va attentamente scrutato, il raffreddamento infatti è più rapido rispetto alla terraferma; se si manifestano segni di disagio deve uscire. 

Le reazioni dei bambini alla temperatura dell’acqua e dell’ambiente sono soggettive; è indispensabile pertanto prestare attenzione ai segnali che indicano uno stato di elevato raffreddamento (tremito, colorito bluastro di labbra e pelle ecc..). 

L’ingresso in acqua

La mamma scende in vasca con il bambino in braccio, parlandogli e giocando con lui. Lo immerge poi lentamente, partendo dai piedi ed arrivando a fargli appoggiare la nuca sull’acqua, sempre sostenendolo in modo che il viso non si bagni. In questa fase  mantiene un contatto molto ampio con il corpo del bambino e lo guarda negli occhi; ne osserva poi attentamente le reazioni e, se sono rassicuranti, prosegue nell’azione.

L’immersione del corpo 

Stringe il corpo del bambino in maniera leggera, lo immerge e lo fa oscillare appoggiandolo alternativamente sul petto e sul dorso.  Così facendo gli fa percepire l’effetto di galleggiamento e di massaggio dell’acqua. 

L’inesperienza, o più spesso l’ansia, può causare prese troppo energiche che trasmettono ai bambini tensione e preoccupazione; ovviamente vanno evitate. E’ opportuno anche scongiurare movimenti bruschi o inusuali: li disorientano e possono impaurirli. 

La lezione

Le fasi successive vengono suggerite dall’Insegnante, che si inserisce gradualmente nel rapporto tra mamma e bambino ed assume un ruolo via via più attivo e significativo. I giochi  sono brevi e numerosi per stimolare l’iniziativa dei bambini. Devono essere studiati non solo per farli divertire, ma anche per raggiungere alcune (minime) finalità didattiche. Sono vissuti dai bambini con gioia e naturalezza, e, se ben selezionati, contribuiscono ad un concreto (ed implicito) adattamento all’acqua.

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A – “L’ambiente piscina”: caratteristiche

  • Vasca con profondità  da 1.10 a 1.30 cm.
  • Condizioni fisio-chimiche dell’acqua ottimali e sistematicamente controllate (ogni 2 ore)
  • Temperatura dell’acqua e dell’ambiente da 30 a 32°.
  • Tanto materiale (scivoli, tappeti galleggianti, tubi, braccioli, ciambelle, gonfiabili, palloni, oggetti galleggianti colorati).

B – Consigli per i genitori

  • Far precedere l’attività da una visita dal pediatra per verificare l’assenza di controindicazioni alla pratica 
  • Informarsi sulle caratteristiche dell’attività, sugli obiettivi e le modalità con cui si svolgono le esercitazioni.. 
  • Avvicinarsi all’attività con corrette aspettative 
  • Farsi guidare nelle tecniche di base (prese, spostamenti), almeno sino a quando non hanno acquisito una certa disinvoltura. Farsi anticipare dagli insegnanti le possibili reazioni del bambino e le misure più appropriate per farvi fronte
  • Sforzarsi di vivere l’esperienza senza ansia: viene trasmessa ai bambini.
  • Migliorare la propria acquaticità. (Approfittando dell’occasione del corso, o frequentando la piscina in altri momenti). Solamente una mamma rilassata riesce a far rilassare i figli. 
  • Ricordarsi che la paura, quando è presente, è un’emozione molto forte; per ridurla è necessario coinvolgere i bambini in giochi divertenti, che li appassionano e li distraggono.
  • Sapere che niente è scontato, che ogni passo va preparato lentamente e con pazienza, e che i regressi sono frequenti e spesso inspiegabili

C – Suggerimenti pratici

  • Evitare di prendere iniziative senza prima essersi consultati con gli istruttori: potrebbero compromettere in un attimo il lavoro di mesi. 
  • Eseguire gli esercizi prima di richiederli ai bambini. Se la mamma non si immerge prima di loro e con loro, difficilmente essi lo faranno
  • Prestare grande cura ai dettagli, anche a quelli minimi; l’ingenua grossolanità è una delle cause più frequenti dell’insuccesso.
  • Non cogliere mai di sorpresa i bambini (soprattutto con le immersioni) ed evitare di impegnarli nelle prove se non sono disponibili. Proporre esercizi ad un bambino irritato, contrariato, o peggio ancora impaurito, significa collezionare insuccessi. Evitare di forzarli.
  • Abituarli ai “rituali”, ripetendo le esercitazioni secondo uno schema abbastanza consueto; se il bambino sa cosa lo aspetta collabora più attivamente.
  • Rispettare i ritmi di apprendimento, adattando i programmi ai bambini (e non viceversa)

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Proporre molti tuffi (dal bordo, con lo scivolo, dalle braccia della mamma), sono di formidabile aiuto; estremamente divertenti, contribuiscono ad un rapido superamento del fastidio dell’acqua ed a familiarizzarsi con l’ambiente subacqueo. I tuffi, comunque, non vengono affrontati da tutti i bambini con lo stesso entusiasmo, occorre pertanto una certa attenzione, specialmente con più “paurosi”. Inizialmente i bambini devono essere aiutati in questa esperienza dalla mamma (o dall’istruttore): li tiene per mano e li assiste nell’intera azione. Gradualmente diventano autonomi ed imparano a tuffarsi da soli. Nella fase iniziale per favorire il tuffo possono essere utilizzati scivoli, o tappeti bagnati e sdrucciolevoli con la  stessa funzione. 

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  • Favorire la conoscenza reciproca tra i bambini; chi non ha paura dell’acqua tenderà infatti ad incoraggiare ed a rassicurare “l’amico”.
  • L’uso di braccioli, salvagenti, tubi ecc.. è consentito, ma va limitato; impediscono infatti di raggiungere l’obiettivo  più importante: l’adattamento all’acqua profonda (sub-acquaticità) 

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  • Coinvolgere abbastanza rapidamente, ma gradualmente ed in maniera intelligente, l’insegnante nei giochi. Nelle prime lezioni  porge i giochi al bambino, gli sorride, dialoga con la mamma; dopo che è stato accettato come figura familiare, può iniziare un’interazione educativa più concreta.

D  – Qualche problemino….

  • La mamma insicura: che trasmette ansia e rende più difficile il processo di adattamento all’acqua. Il bambino percepisce l’ansia attraverso la rigidità delle prese, i movimenti del corpo, lo sguardo, il tono della voce; si rilassa con più fatica e spesso piange. 
  • La mamma frettolosa: fretta e poca pazienza sono spesso causa d’insuccesso; il neonato avverte questi stati d’animo ed è innervosito dalla grossolanità di un genitore impaziente.
  • Il bambino insofferente all’acqua (specie sul volto e sul capo). Serve grande pazienza e dolcezza, limitando al minimo i primi contatti con l’elemento. Poi, con giochi piacevoli (fontane, bollicine, pesciolini ecc..) si aumenta progressivamente l’esposizione, pronti a tornare indietro se il bambino piange.
  • Il bambino “Koala”, che sta abbracciato alla mamma e non vuole abbandonarla per partecipare ai giochi con l’insegnante. E’ necessario un approccio molto graduale; prima  viene “maneggiato” in braccio alla mamma, poi l’Insegnante lo coinvolge in situazioni che favoriscono il distacco (prendere un gioco, passare dalla mamma all’insegnante ecc…)
  • Capita qualche volta di imbattersi in bambini terrorizzati dall’acqua; approfondendo la loro storia si scopre che la paura nasce da episodi particolari o dalle ansie dei genitori. In questo caso è necessaria ancora più pazienza e progressività nelle proposte

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