QUANDO
1- A che età è possibile iniziare?

Dopo le prime vaccinazioni, a 4 mesi circa. Per un primo approccio all’acqua, una volta alla settimana è più che sufficiente. Queste sortite in piscina hanno anche il valore di rinforzare il rapporto con papà e mamma, attraverso i quali avviene il contatto con l’acqua.

BEN EQUIPAGGIATI
2 – Quando si tratta di bimbi molto piccoli, come portarli in acqua equipaggiati nella maniera corretta?

Vestiteli con dei costumini contenitivi, niente cuffia e occhialini, e niente ciabattine. L’importante è che a bordo vasca ci sia sempre un asciugamano pronto per accoglierli.

SFATARE I FALSI MITI
3 – Nei primi corsi di acquaticità i bimbi non sono gestiti direttamente dall’istruttore ma dalla mamma o dal papà: l’insegnante spiega loro come tenerli e che prese utilizzare (fare). Lo scopo di queste attività è dare un primo contatto percettivo con l’ elemento acqua. La grande capacità di adattamento dei bambini all’acqua è dovuta alla elevata plasticità del loro cervello. Bisogna sfatare il falso mito che i piccini si ricordano di essere stati circondati dall’acqua quando erano nella pancia della mamma.

GRANDE ADATTABILITA’
4 – E’ difficile che i neonati abbiano il timore dell’acqua: in genere non hanno ancora sviluppato le paure abbastanza frequenti negli anni successivi; e questo è un grande vantaggio. I bambini così piccoli sono come un foglio bianco su cui può scrivere l’esperienza; presentano grande adattabilità alle situazioni.

SUB-ACQUATICITA’
5 – Un errore abbastanza comune tra i genitori è la loro insistenza per farli “stare a galla”, ma non è la strada migliore: Non si dovrebbe insistere molto sul galleggiamento; è molto più importante che i bambini imparino a stare sott’acqua. Il galleggiare verrà dopo, naturalmente e senza sforzo. Insistere nella ricerca del galleggiamento, e, peggio ancora, nell’insegnamento delle tecniche di nuoto in età molto precoce, comporta un rischio molto elevato: che i piccoli imparino movimenti sbagliati. La parola d’ordine in tutta la fascia di età infantile, è sub-acquaticità’, intesa come capacità di padroneggiare l’ambiente subacqueo e ricavare piacere da questa esperienza. I piccini lo possono apprendere attraverso tuffi, piccole immersioni, spostamenti subacquei all’interno della vasca.

FUSIONE CON L’ACQUA
6 – Sconsigliamo l’utilizzo di braccioli e tubi, finalizzati ad un galleggiamento artificiale dei bambini. Il motivo principale è che questi attrezzi impediscono ai piccini di immergersi e di conseguenza frenano il processo di fusione con l’acqua.

IMPARARE AD AMARE L’ACQUA
7 – Fino ai 4/5 anni, forse, l’unica cosa veramente importante è farli giocare e fare in modo che amino l’acqua. Devono sviluppare gradualmente i requisiti percettivi e motori per muoversi in questo nuovo ambiente, il sistema nervoso non è ancora abbastanza maturo da consentire loro di imparare a nuotare correttamente.

IMITARE I GESTI DELL’INSEGNANTE
8 – Dopo i quattro anni cominciano gradualmente a crearsi le condizioni neurofisiologiche e strutturali per un apprendimento più sistematico. Il bambino aumenta la sua capacità di attenzione ed è in grado di imitare i gesti mostrati dall’insegnante, che può facilitargli il compito facendogli sentire direttamente i movimenti.

SEPARARSI DALLA MAMMA
9- Verso i 5 anni in genere, il bambino è pronto per apprendere le tecniche del nuoto: dopo aver imparato ad amare l’acqua. E’ fondamentale che egli si senta pienamente a suo agio sott’acqua possibilmente senza occhialini poiché il superamento del fastidio dell’acqua sugli occhi è un obiettivo fondamentale per acquisire una piena acquaticità. A quell’età, ed in qualche caso anche prima, i piccini vengono separati dalla mamma e passati in consegna all’istruttore.

LA PAROLA ALL ’ISTRUTTORE
10 – Anche i genitori più atleticamente dotati o “esperti” di nuoto devono necessariamente rinunciare a fare loro i coach: Il nuoto è uno sport tecnico e che prevede movimenti complessi ed abbastanza innaturali: l’apprendimento del Nuoto deve essere gestito da personale tecnicamente e pedagogicamente preparato. La volontà dei genitori di aiutare i figli con consigli e suggerimenti, quasi sempre affinchè imparino prima, rischia di compromettere l’apprendimento tecnico e di far nascere  errori, anche grossolani. La cosa migliore  è affidarsi ad una scuola di nuoto con bravi istruttori, specializzati nell’infanzia.

UN SOSTEGNO PSICOLOGICO
11 – Il desiderio dei genitori di accelerare l’apprendimento dei bambini porta quasi sempre alla formazione di errori; purtroppo però è più facile insegnare un movimento ex novo che correggere un errore di apprendimento, quindi alla fine non fanno altro che ritardare l’apprendimento dei bambini. Quello che essi dovrebbero fare è dare il loro un appoggio incondizionato: I bambini, non hanno bisogno di consigli tecnici: a quelli pensa l’istruttore; vanno sostenuti psicologicamente, con lodi, approvazione ed incoraggiamento.

NON IDENTIFICARSI NEL BAMBINO
12- Attenzione al processo di trasferimento delle proprie ambizioni nei figli: Il problema del genitore è che si identifica nel bambino e si vuole realizzare in lui. Bisognerebbe prestare maggiore attenzione alle esigenze del bambino, e non dare ascolto alle ambizioni personali dei genitori.

NO AI CONFRONTI
13 – Dopo la lezione, i genitori non dovrebbero spiegare al bambino come avrebbe dovuto nuotare: dovrebbero approvarli, o consolarli, poi incoraggiarli senza non sfogare su di loro la propria delusione perché non sono i più bravi. Dovrebbero quindi evitare di gravare di aspettative il piccolo atleta.  Vanno poi evitati i confronti con gli altri bimbi; non sono giusti perché ognuno ha capacità diverse e soprattutto li fanno soffrire.

SOTTOLINEARE I PROGRESSI
14 –  L’importante è far vivere al piccolo il nuoto come un’attività giocosa e divertente. Ogni bambino poi ha i suoi tempi di apprendimento che difficilmente possono essere forzati: il genitore deve essere attento a sottolineare i progressi dei bambini, anche quando questi sono minimi e non soddisfano le sue aspettative. E’ più utile evidenziare il cammino già fatto che quello ancora da fare!

LA MERENDA IDEALE
15 – Lo spuntino ideale è uno snack leggero, magari due fette di pane con il prosciutto. Non è indispensabile, dopo un pasto leggero, devono aspettare le 3 ore canoniche  dopo il pasto per immergersi in acqua: i problemi di digestione possono verificarsi solo in caso l’acqua sia troppo fredda.

ATTIVITA’ CONTINUATIVA
16 – Una buona strategia per evitare che i bimbi dicano non ho voglia è quella di fissare il corso di nuoto subito dopo la scuola. Se i piccini arrivano a casa e si mettono a giocare o guardare i cartoni, è più difficile che abbiano voglia di uscire.

LA PISCINA E’ UN GIOCO
17- Se il genitore fa lo sforzo di presentare la piscina come un parco giochi, è più facile che i bimbi ci vadano con piacere. E’ indispensabile allora, specialmente con i più piccolini,  che l’istruttore sia gioioso e preparato: più un animatore che un tecnico di nuoto. Se i genitori lo aiutano e se non opprimono il bambino con richieste ed aspettative eccessive, è difficile che ai bambini non piaccia andare in acqua”.

NO A SBALZI DI TEMPERATURA
18 – L’attività in piscina non aumenta i rischi di malattie da raffreddamento, anzi, in genere, col tempo li riduce, grazie ad un miglioramento del meccanismo di termoregolazione. E’ necessario però evitare gli sbalzi di temperatura: asciugando bene il bambino dopo la doccia, aspettando qualche minuto prima di uscire, specialmente d’inverno, per farlo raffreddare dopo l’asciugatura dei capelli e poi, ovviamente, coprendolo bene con cappello e sciarpa sulla bocca.

COME COMBATTERE LA PAURA
19 – Quando i piccini dicono di avere paura, molte volte non si tratta di vera e propria paura dell’acqua: spesso si tratta di bambini timidi, che in un ambiente nuovo e senza i genitori presenti si trovano in difficoltà. Gli istruttori, se sono bravi, non li forzano mai: gli fanno vedere gli altri bambini che giocano felici e fanno nascere in loro il desiderio di tuffarsi.

NON INSISTERE
20 – Se proprio i bambini sono terrorizzati dall’idea di entrare in acqua è meglio non insistere troppo, probabilmente è ancora presto per questa esperienza che potrà essere proposta successivamente.

QUANDO
1- A che età è possibile iniziare?

Dopo le prime vaccinazioni, a 4 mesi circa. Per un primo approccio all’acqua, una volta alla settimana è più che sufficiente. Queste sortite in piscina hanno anche il valore di rinforzare il rapporto con papà e mamma, attraverso i quali avviene il contatto con l’acqua.

BEN EQUIPAGGIATI
2 – Quando si tratta di bimbi molto piccoli, come portarli in acqua equipaggiati nella maniera corretta?

Vestiteli con dei costumini contenitivi, niente cuffia e occhialini, e niente ciabattine. L’importante è che a bordo vasca ci sia sempre un asciugamano pronto per accoglierli.

SFATARE I FALSI MITI
3 – Nei primi corsi di acquaticità i bimbi non sono gestiti direttamente dall’istruttore ma dalla mamma o dal papà: l’insegnante spiega loro come tenerli e che prese utilizzare (fare). Lo scopo di queste attività è dare un primo contatto percettivo con l’ elemento acqua. La grande capacità di adattamento dei bambini all’acqua è dovuta alla elevata plasticità del loro cervello. Bisogna sfatare il falso mito che i piccini si ricordano di essere stati circondati dall’acqua quando erano nella pancia della mamma.

GRANDE ADATTABILITA’
4 – E’ difficile che i neonati abbiano il timore dell’acqua: in genere non hanno ancora sviluppato le paure abbastanza frequenti negli anni successivi; e questo è un grande vantaggio. I bambini così piccoli sono come un foglio bianco su cui può scrivere l’esperienza; presentano grande adattabilità alle situazioni.

SUB-ACQUATICITA’
5 – Un errore abbastanza comune tra i genitori è la loro insistenza per farli “stare a galla”, ma non è la strada migliore: Non si dovrebbe insistere molto sul galleggiamento; è molto più importante che i bambini imparino a stare sott’acqua. Il galleggiare verrà dopo, naturalmente e senza sforzo. Insistere nella ricerca del galleggiamento, e, peggio ancora, nell’insegnamento delle tecniche di nuoto in età molto precoce, comporta un rischio molto elevato: che i piccoli imparino movimenti sbagliati. La parola d’ordine in tutta la fascia di età infantile, è sub-acquaticità’, intesa come capacità di padroneggiare l’ambiente subacqueo e ricavare piacere da questa esperienza. I piccini lo possono apprendere attraverso tuffi, piccole immersioni, spostamenti subacquei all’interno della vasca.

FUSIONE CON L’ACQUA
6 – Sconsigliamo l’utilizzo di braccioli e tubi, finalizzati ad un galleggiamento artificiale dei bambini. Il motivo principale è che questi attrezzi impediscono ai piccini di immergersi e di conseguenza frenano il processo di fusione con l’acqua.

IMPARARE AD AMARE L’ACQUA
7 – Fino ai 4/5 anni, forse, l’unica cosa veramente importante è farli giocare e fare in modo che amino l’acqua. Devono sviluppare gradualmente i requisiti percettivi e motori per muoversi in questo nuovo ambiente, il sistema nervoso non è ancora abbastanza maturo da consentire loro di imparare a nuotare correttamente.

IMITARE I GESTI DELL’INSEGNANTE
8 – Dopo i quattro anni cominciano gradualmente a crearsi le condizioni neurofisiologiche e strutturali per un apprendimento più sistematico. Il bambino aumenta la sua capacità di attenzione ed è in grado di imitare i gesti mostrati dall’insegnante, che può facilitargli il compito facendogli sentire direttamente i movimenti.

SEPARARSI DALLA MAMMA
9- Verso i 5 anni in genere, il bambino è pronto per apprendere le tecniche del nuoto: dopo aver imparato ad amare l’acqua. E’ fondamentale che egli si senta pienamente a suo agio sott’acqua possibilmente senza occhialini poiché il superamento del fastidio dell’acqua sugli occhi è un obiettivo fondamentale per acquisire una piena acquaticità. A quell’età, ed in qualche caso anche prima, i piccini vengono separati dalla mamma e passati in consegna all’istruttore.

LA PAROLA ALL ’ISTRUTTORE
10 – Anche i genitori più atleticamente dotati o “esperti” di nuoto devono necessariamente rinunciare a fare loro i coach: Il nuoto è uno sport tecnico e che prevede movimenti complessi ed abbastanza innaturali: l’apprendimento del Nuoto deve essere gestito da personale tecnicamente e pedagogicamente preparato. La volontà dei genitori di aiutare i figli con consigli e suggerimenti, quasi sempre affinchè imparino prima, rischia di compromettere l’apprendimento tecnico e di far nascere  errori, anche grossolani. La cosa migliore  è affidarsi ad una scuola di nuoto con bravi istruttori, specializzati nell’infanzia.

UN SOSTEGNO PSICOLOGICO
11 – Il desiderio dei genitori di accelerare l’apprendimento dei bambini porta quasi sempre alla formazione di errori; purtroppo però è più facile insegnare un movimento ex novo che correggere un errore di apprendimento, quindi alla fine non fanno altro che ritardare l’apprendimento dei bambini. Quello che essi dovrebbero fare è dare il loro un appoggio incondizionato: I bambini, non hanno bisogno di consigli tecnici: a quelli pensa l’istruttore; vanno sostenuti psicologicamente, con lodi, approvazione ed incoraggiamento.

NON IDENTIFICARSI NEL BAMBINO
12- Attenzione al processo di trasferimento delle proprie ambizioni nei figli: Il problema del genitore è che si identifica nel bambino e si vuole realizzare in lui. Bisognerebbe prestare maggiore attenzione alle esigenze del bambino, e non dare ascolto alle ambizioni personali dei genitori.

NO AI CONFRONTI
13 – Dopo la lezione, i genitori non dovrebbero spiegare al bambino come avrebbe dovuto nuotare: dovrebbero approvarli, o consolarli, poi incoraggiarli senza non sfogare su di loro la propria delusione perché non sono i più bravi. Dovrebbero quindi evitare di gravare di aspettative il piccolo atleta.  Vanno poi evitati i confronti con gli altri bimbi; non sono giusti perché ognuno ha capacità diverse e soprattutto li fanno soffrire.

SOTTOLINEARE I PROGRESSI
14 –  L’importante è far vivere al piccolo il nuoto come un’attività giocosa e divertente. Ogni bambino poi ha i suoi tempi di apprendimento che difficilmente possono essere forzati: il genitore deve essere attento a sottolineare i progressi dei bambini, anche quando questi sono minimi e non soddisfano le sue aspettative. E’ più utile evidenziare il cammino già fatto che quello ancora da fare!

LA MERENDA IDEALE
15 – Lo spuntino ideale è uno snack leggero, magari due fette di pane con il prosciutto. Non è indispensabile, dopo un pasto leggero, devono aspettare le 3 ore canoniche  dopo il pasto per immergersi in acqua: i problemi di digestione possono verificarsi solo in caso l’acqua sia troppo fredda.

ATTIVITA’ CONTINUATIVA
16 – Una buona strategia per evitare che i bimbi dicano non ho voglia è quella di fissare il corso di nuoto subito dopo la scuola. Se i piccini arrivano a casa e si mettono a giocare o guardare i cartoni, è più difficile che abbiano voglia di uscire.

LA PISCINA E’ UN GIOCO
17- Se il genitore fa lo sforzo di presentare la piscina come un parco giochi, è più facile che i bimbi ci vadano con piacere. E’ indispensabile allora, specialmente con i più piccolini,  che l’istruttore sia gioioso e preparato: più un animatore che un tecnico di nuoto. Se i genitori lo aiutano e se non opprimono il bambino con richieste ed aspettative eccessive, è difficile che ai bambini non piaccia andare in acqua”.

NO A SBALZI DI TEMPERATURA
18 – L’attività in piscina non aumenta i rischi di malattie da raffreddamento, anzi, in genere, col tempo li riduce, grazie ad un miglioramento del meccanismo di termoregolazione. E’ necessario però evitare gli sbalzi di temperatura: asciugando bene il bambino dopo la doccia, aspettando qualche minuto prima di uscire, specialmente d’inverno, per farlo raffreddare dopo l’asciugatura dei capelli e poi, ovviamente, coprendolo bene con cappello e sciarpa sulla bocca.

COME COMBATTERE LA PAURA
19 – Quando i piccini dicono di avere paura, molte volte non si tratta di vera e propria paura dell’acqua: spesso si tratta di bambini timidi, che in un ambiente nuovo e senza i genitori presenti si trovano in difficoltà. Gli istruttori, se sono bravi, non li forzano mai: gli fanno vedere gli altri bambini che giocano felici e fanno nascere in loro il desiderio di tuffarsi.

NON INSISTERE
20 – Se proprio i bambini sono terrorizzati dall’idea di entrare in acqua è meglio non insistere troppo, probabilmente è ancora presto per questa esperienza che potrà essere proposta successivamente.